milanoantifa | 28 Febbraio, 2008 13:05
Boncoraglio: «L’eroe italiano si chiama Dax»...
Si avvicina il 16 marzo. Il ricordo della notte nera di Milano si accende. Il corpo di Dax e le cariche nell’ospedale San Paolo. L’allora questore Boncoraglio ora prefetto nel Lazio giustifico’ la mattanza nel pronto soccorso dicendo che era l’unico modo per impedire che i compagni e gli amici di Dax portassero via la salma. Una menzogna infamante. Che si andrà a sommare a tutte le altre, fino alle menzogne dei verdetti del tribunale di Milano.Riportiamo un articolo del 27 gennaio del 2007 del “il giornale.it” di Daniele Uva per ricordare ancora chi è Vincenzo Boncoraglio.
«Aver deciso di difendere 24 ore al giorno un cane antidroga fa onore alla polizia colombiana». Parola di Vincenzo Boncoraglio, ex questore di Milano, che nel Paese sudamericano ha lavorato a lungo. «I cani sono animali eccezionali - dice - se addestrati bene, riescono a riconoscere carichi di stupefacenti anche perfettamente occultati». La bravura di questi animali - labrador e pastori tedeschi su tutti - è ormai universalmente riconosciuta, ma proprio in Colombia, dove sono utilizzati da molti anni, esiste uno dei migliori centri di addestramento al mondo. «Si tratta della scuola curata dal Dipartimento amministrativo di sicurezza, una sorta di polizia speciale per grosse operazioni - prosegue Boncoraglio -. Qui i cani imparano a riconoscere i carichi di droga e di esplosivi e a sventare i traffici organizzati dai cartelli». Anche in Italia esistono numerosi centri di addestramento. Uno dei più importanti è a Nettuno: qui gli animali allenano il fiuto giocando. «Non è vero che i cani usati sono tossicodipendenti. Grazie all’addestramento, riescono a portare a termine le operazioni senza essere contagiati dai principi attivi degli stupefacenti».
Per loro il lavoro è puro divertimento. La possibilità di errore è quasi zero. «Questo vale per tutti gli esemplari, ma è chiaro che Agata è un caso a parte. Il suo fiuto deve aver parecchio infastidito i cartelli. Ed è bello che le autorità abbiano deciso di proteggerla in modo particolare. Anche l’Italia, comunque, ha il suo eroe - conclude -. Si chiama Dax ed è un pastore tedesco della polizia. Per i servigi resi al Paese gli è stato dedicato un monumento».
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milanoantifa | 21 Febbraio, 2008 09:55
16 MARZO 2008 CON DAX NEL CUORE...
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milanoantifa | 18 Febbraio, 2008 10:57
SENTENZA APPELLO SAN PAOLO...
LO STATO SI ASSOLVE
Venerdi’ 15 Febbraio 2008 è stata emessa a Milano la sentenza d’appello per i fatti dell’ospedale S. Paolo del 16 marzo 2003: confermata la condanna di primo grado per due compagni ad un anno e otto mesi, oltre che il risarcimento complessivo di oltre 100.000 euro, e la piena assoluzione dei tre membri della forza dell’ordine. Un giudizio basato sulla sola ricostruzione dell’accaduto fornita da polizia e carabinieri, gli stessi protagonisti dei pestaggi di quella notte. Nulla hanno contato le testimonianze del personale medico-sanitario che ha assistito direttamente alle cariche indiscriminate dentro e fuori il Pronto Soccorso. Ancora meno hanno contato le evidenti lesioni riportate dagli amici e dai compagni di Davide, selvaggiamente massacrati, che sono, invece, gli unici ad essere stati condannati oggi.Se il processo di primo grado, si era concluso con la (lieve) condanna di un poliziotto a quattro mesi per abuso di ufficio (ripreso da un video amatoriale mentre manganellava una persona a terra) e di un carabiniere a sette mesi per possesso di una mazza da baseball (pena caduta in prescrizione), assistiamo oggi alla piena legittimazione da parte della Magistratura del comportamento, in vero stile scuola Diaz, delle forze dell’ordine.
Lo Stato, ancora una volta, si assolve tentando di stravolgere la verità nelle aule dei tribunali, aggiungendo le menzogne della sentenza alle violenze di quella notte.
Lo Stato, ancora una volta, si assolve e non ce ne stupiamo, perché viviamo e lottiamo in tempi dove il sicuritarismo unisce le forze politiche di entrambi gli schieramenti, spingendo a un incremento dell’azione repressiva, della militarizzazione dei territori e dell’autoritarismo poliziesco.
Nessuna giustizia Nessuna pace
con Dax nel cuoreChi non dimentica
dax-resiste@autistici.org
VERGOGNOSA SENTENZA da globalproject
Confermata la condanna ai compagni, assolto il carabiniere imputato per le cariche all’interno dell’ospedale, dopo l’assasinio di Dax.Oggi si è tenuta presso il tribunale di Milano la sentenza del processo d’appello per i fatti avvenuti all’ospedale San Paolo la notte dell’omicidio per mano fascista di Dax, il 16 marzo del 2003. Quella notte a Milano Carabinieri e Polizia fecero una mattanza, irrompendo nelle corsie del pronto soccorso dove si trovavano le compagne e i compagni di Dax, accorsi lì dopo l’aggressione e l’accoltellamento. Quella sera le "forze dell’ordine" caricarono, picchiarono e aggredirono i compagni all’interno dell’ospedale con calci, pugni, manganelli e addirittura con mazze da baseball certamente non "d’ordinanza", compiendo un vero massacro durante il quale numerosi compagni e compagne rimasero gravemente feriti/e.
Oggi il giudice ha confermato in appello la sentenza di primo grado per due dei quattro compagni imputati, condannati a 1 anno e 8 mesi e al risarcimento di centomila euro e confermato l’assoluzione per gli altri due per cui il PM aveva chiesto condanna. Il giudice ha anche confermato l’assoluzione per due poliziotti imputati per le cariche in ospedale e ha vergognosamente assolto l’agente dei Carabinieri imputato per lesioni e abuso d’ufficio, nonostante le riprese video della violenta aggressione a danno di uno dei compagni imputati e condannati. Ancora una volta vediamo condannati gli aggrediti e assolti gli aggressori; ancora una volta i Tribunali provano a cancellare la verità storica, nonostante le testimonianze di chi quella notte era in ospedale e ha visto e vissuto quelle cariche, tra cui il personale di turno al pronto soccorso. Ancora una volta vediamo applicata la politica dei "due pesi due misure", nel tentativo di cancellare e riscrivere la storia.
COMUNICATO STAMPA SENTENZA INCIDENTI SAN PAOLO: APPELLO CONDANNA SOLTANTO LE VITTIME Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, consigliere regionale Prc-Se
“Era la notte tra il 16 e il 17 marzo di cinque anni fa. Davide Cesare, detto Dax, militante del centro sociale O.r.So., era stato appena assassinato da un gruppo di neofascisti. Amici e compagni di Dax e degli altri due feriti si recarono all’ospedale San Paolo per avere notizie. Ma trovarono soprattutto agenti delle forze dell’ordine che diedero vita a violente cariche, persino all’interno del pronto soccorso, e altri ragazzi rimasero feriti.Ebbene, oggi la seconda Corte d’appello di Milano ha emesso il suo verdetto sui fatti del San Paolo, modificando in un solo punto la sentenza di primo grado. Cioè, assolvendo il militare dell’arma dei Carabinieri, a suo tempo condannato a sette mesi di reclusione. Morale della storia: ora gli unici colpevoli di quanto avvenuto quella notte al San Paolo risultano essere due ragazzi del centro sociale, condannati entrambi a un anno e otto mesi di carcere, mentre tutti gli imputati appartenenti alle forze dell’ordine sono da considerarsi innocenti.Noi non siamo inquirenti, né magistrati e tanto meno vogliamo rubare il mestiere a qualcuno. Ma dobbiamo prendere atto che la verità che ci consegna quella sentenza stona terribilmente. È come se raccontasse un’altra storia. Com’è possibile che sia le vittime che i colpevoli stiano tutti dalla stessa parte? Che fine hanno fatto le violenze, ampiamente documentate e conosciute, degli agenti delle forze dell’ordine?No, quella sentenza non restituisce la verità e non fa giustizia. E, soprattutto, non fa bene a Milano. Beninteso, noi non vogliamo spedire nessuno in galera, non siamo giustizialisti, ma pensiamo che l’impunità non serva a nessuno. Quella notte si consumò una violenza inaccettabile da parte delle forze dell’ordine contro gli amici di Dax. E per questo qualcuno deve assumersi le proprie responsabilità”.
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milanoantifa | 14 Febbraio, 2008 13:30
15 FEBBRAIO 2008 h 9 TRIBUNALE DI MILANO UDIENZA FINALE DEL PROCESSO SAN PAOLO...
Il 16 marzo 2003 dopo che i fascisti accoltellavano Dax, Davide Cesare, i compagni e gli amici si recavano all’ospedale San Paolo per verificarne le condizioni. Le forze dell’ordine arrivavano sempre più numerosi, già in via Brioschi, luogo dell’aggressione, le provocazioni dei poliziotti e dei carabinieri erano incominciate. Al San Paolo la notizia della morte di Dax viene accompagnata dalle frasi di scherno degli uomini in divisa. Dopo iniziano le botte: cariche all’ esterno e all’interno del pronto soccorso, caccia all’uomo nelle corsie e nella zone vicino all’ospedale, nasi, denti e facce rotte dai manganelli e dalle mazze da baseball, fermi…A cinque anni di distanza il tribunale di Milano giudica in corte di appello quattro compagni per gli scontri al San Paolo, dopo che due sono stati condannati in primo grado ad un anno ed otto mesi ed al risarcimento a centomila euro. In realtà ad essere processata è la resistenza all’aggressione e alle violenze della polizia e dei carabinieri, alla loro mattanza in puro stile “scuola Diaz”. I giudici vogliono affermare ancora la verità del potere: i compagni che aggrediscono le forze dell’ordine, rovesciando su di noi la responsabilità di quello che è successo, ribadendo le menzogne che più volte sono state dette su quella notte nera di Milano. La prima, tra le più infami, quella del questore Boncoraglio, poi promosso, che giustificò le cariche “perché non si poteva permettere la sottrazione della salma da parte degli amici dell’accoltellato”. Nel nostro paese non si può processare l’operato delle forze dell’ordine, al massimo qualche agente preso come capro espiatorio: è il caso del processo del San Paolo con un carabiniere e un poliziotto ripresi da un video mentre picchiano un compagno a terra che vengono processati ma poi solo uno condannato ad una pena molto lieve. Le aggressioni dei fascisti infine vengono sempre ridotte a semplici risse tra giovani. Allora risulta ancora più evidente cosa è successo quella notte del 16 marzo: dopo le lame dei fascisti i manganelli della polizia, conseguente agli altri, come a legittimarle. Sotto processo non ci sono solo i quattro compagni ma la memoria e il ricordo di quello che è successo.Essere presenti in tribunale per essere a fianco degli imputati, per ribadire la verità, per dare giustizia a Dax.
CON DAX NEL CUORE
I COMPAGNI E LE COMPAGNE DI DAX
http:daxresiste.noblog.org
PER APPROFONDIMENTI PROCESSO DI APPELLO PER I FATTI SAN PAOLO.doc
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milanoantifa | 12 Febbraio, 2008 21:18
Processo S.Paolo - comunicato imputati...
Un anno e otto mesi è la pesante sentenza di primo grado inflitta a due dei quattro compagni imputati per i pestaggi all'ospedale S. Paolo di Milano. I fatti si riferiscono alla notte del 16 Marzo quando fu assassinato Dax e furono feriti altri due compagni da parte di un terzetto familiare dedito al culto del fascismo e all'uso del coltello. I compagni giunti sul luogo dell'aggressione si spostarono poi all'ospedale S. Paolo dove erano stati trasportati gli aggrediti. Lì, però, trovarono pattuglie di polizia e carabinieri che li aspettavano. Di fronte alla richiesta di poter rimanere soli, la polizia iniziò a provocare arrivando a caricare fin dentro i locali del Pronto Soccorso con una ferocia tale da proseguire con una sistematica caccia all'uomo. Una decina di amici di Dax riportarono ferite come la rottura di ossa in diverse parti del corpo. Secondo la sentenza, queste lesioni se le sarebbero procurate da soli visto che uno solo degli agenti, sui tre imputati, si sarebbe macchiato del porto di arma impropria (girava con una mazza da baseball). Il resto delle forze dell'ordine, presenti numerose quella notte, sarebbe stato discreto osservatore dei pestaggi da "macelleria italiana". Non sono pochi i casi in cui è stato possibile vedere le varie polizie in azione con metodi violentissimi, picchiando a sangue fino alla morte come nei recenti e noti casi della Diaz, del S. Paolo e di Aldrovandi. La domanda che viene ripensando a tutte quelle situazioni è se queste aggressioni siano una pazzia individuale o siano accettate e consigliate dai comandi. All'indomani dei pestaggi furono esemplari le dichiarazioni dell'allora Questore Buoncoraglio che giustificò l'operato degli agenti dicendo: "Stavano solo impedendo il trafugamento della salma". E per affidarci alle parole della magistratura, riportiamo parte delle motivazioni della sentenza: "...producevano una reazione da una parte inefficace, dall'altra eccessivamente dura da parte delle forze dell'Ordine, culminata nell'inseguimento all'interno del Pronto Soccorso di alcuni ragazzi che ivi si erano rifugiati e in indiscriminati comportamenti violenti (manganellate, calci e via esemplificando) non giustificati ne' da un'attuale opposizione dei singoli, ne' dalla necessita' di compiere un atto di ufficio, MA DI NATURA PURAMENTE INTIMIDATORIA E RITORSIVA". Dunque il 15 Febbraio ci sara' la seconda udienza di appello dei pestaggi del S. Paolo. Vogliamo ringraziare i compagni e gli amici che ci sono stati vicini e che hanno seguito questa inquietante vicenda dal suo nascere ad oggi. Chi ha contribuito a ricostruire la verita' assoluta di quanto è successo ed il percorso collettivo del processo. Vogliamo denunciare la pesantezza e l' insostenibilita' della sentenza di primo grado alla luce anche delle motivazioni dei giudici. E, come fatto in passato, rimandiamo le responsabilita' oltre che alle pattuglie presenti anche ai loro vertici. L'udienza è il 15 Febbraio ore 9 alla II Corte d'Assise al Tribunale di Milano. Facciamo una massiccia presenza in aula.
CON DAX NEL CUORE
Gli imputati
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