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milanoantifa | 28 Febbraio, 2008 13:05


Boncoraglio: «L’eroe italiano si chiama Dax»...

Si avvicina il 16 marzo. Il ricordo della notte nera di Milano si accende. Il corpo di Dax e le cariche nell’ospedale San Paolo. L’allora questore Boncoraglio ora prefetto nel Lazio giustifico’ la mattanza nel pronto soccorso dicendo che era l’unico modo per impedire che i compagni e gli amici di Dax portassero via la salma. Una menzogna infamante. Che si andrà a sommare a tutte le altre, fino alle menzogne dei verdetti del tribunale di Milano.Riportiamo un articolo del 27 gennaio del 2007 del “il giornale.it” di Daniele Uva per ricordare ancora chi è Vincenzo Boncoraglio.

  «Aver deciso di difendere 24 ore al giorno un cane antidroga fa onore alla polizia colombiana». Parola di Vincenzo Boncoraglio, ex questore di Milano, che nel Paese sudamericano ha lavorato a lungo. «I cani sono animali eccezionali - dice - se addestrati bene, riescono a riconoscere carichi di stupefacenti anche perfettamente occultati». La bravura di questi animali - labrador e pastori tedeschi su tutti - è ormai universalmente riconosciuta, ma proprio in Colombia, dove sono utilizzati da molti anni, esiste uno dei migliori centri di addestramento al mondo. «Si tratta della scuola curata dal Dipartimento amministrativo di sicurezza, una sorta di polizia speciale per grosse operazioni - prosegue Boncoraglio -. Qui i cani imparano a riconoscere i carichi di droga e di esplosivi e a sventare i traffici organizzati dai cartelli». Anche in Italia esistono numerosi centri di addestramento. Uno dei più importanti è a Nettuno: qui gli animali allenano il fiuto giocando. «Non è vero che i cani usati sono tossicodipendenti. Grazie all’addestramento, riescono a portare a termine le operazioni senza essere contagiati dai principi attivi degli stupefacenti».
Per loro il lavoro è puro divertimento. La possibilità di errore è quasi zero. «Questo vale per tutti gli esemplari, ma è chiaro che Agata è un caso a parte. Il suo fiuto deve aver parecchio infastidito i cartelli. Ed è bello che le autorità abbiano deciso di proteggerla in modo particolare. Anche l’Italia, comunque, ha il suo eroe - conclude -. Si chiama Dax ed è un pastore tedesco della polizia. Per i servigi resi al Paese gli è stato dedicato un monumento».

 

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milanoantifa | 21 Febbraio, 2008 09:55


16 MARZO 2008 CON DAX NEL CUORE...

flyer 2008

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milanoantifa | 18 Febbraio, 2008 10:57


SENTENZA APPELLO SAN PAOLO...

LO STATO SI ASSOLVE

Venerdi’ 15 Febbraio 2008 è stata emessa a Milano la sentenza d’appello per i fatti dell’ospedale S. Paolo del 16 marzo 2003: confermata la condanna di primo grado per due compagni ad un anno e otto mesi, oltre che il risarcimento complessivo di oltre 100.000 euro, e la piena assoluzione dei tre membri della forza dell’ordine. Un giudizio basato sulla sola ricostruzione dell’accaduto fornita da polizia e carabinieri, gli stessi protagonisti dei pestaggi di quella notte. Nulla hanno contato le testimonianze del personale medico-sanitario che ha assistito direttamente alle cariche indiscriminate dentro e fuori il Pronto Soccorso. Ancora meno hanno contato le evidenti lesioni riportate dagli amici e dai compagni di Davide, selvaggiamente massacrati, che sono, invece, gli unici ad essere stati condannati oggi.Se il processo di primo grado, si era concluso con la (lieve) condanna di un poliziotto a quattro mesi per abuso di ufficio (ripreso da un video amatoriale mentre manganellava una persona a terra) e di un carabiniere a sette mesi per possesso di una mazza da baseball (pena caduta in prescrizione), assistiamo oggi alla piena legittimazione da parte della Magistratura del comportamento, in vero stile scuola Diaz, delle forze dell’ordine.
Lo Stato, ancora una volta, si assolve tentando di stravolgere la verità nelle aule dei tribunali, aggiungendo le menzogne della sentenza alle violenze di quella notte.
Lo Stato, ancora una volta, si assolve e non ce ne stupiamo, perché viviamo e lottiamo in tempi dove il sicuritarismo unisce le forze politiche di entrambi gli schieramenti, spingendo a un incremento dell’azione repressiva, della militarizzazione dei territori e dell’autoritarismo poliziesco.

Nessuna giustizia Nessuna pace

con Dax nel cuoreChi non dimentica
dax-resiste@autistici.org

VERGOGNOSA SENTENZA da globalproject

Confermata la condanna ai compagni, assolto il carabiniere imputato per le cariche all’interno dell’ospedale, dopo l’assasinio di Dax.Oggi si è tenuta presso il tribunale di Milano la sentenza del processo d’appello per i fatti avvenuti all’ospedale San Paolo la notte dell’omicidio per mano fascista di Dax, il 16 marzo del 2003. Quella notte a Milano Carabinieri e Polizia fecero una mattanza, irrompendo nelle corsie del pronto soccorso dove si trovavano le compagne e i compagni di Dax, accorsi lì dopo l’aggressione e l’accoltellamento. Quella sera le "forze dell’ordine" caricarono, picchiarono e aggredirono i compagni all’interno dell’ospedale con calci, pugni, manganelli e addirittura con mazze da baseball certamente non "d’ordinanza", compiendo un vero massacro durante il quale numerosi compagni e compagne rimasero gravemente feriti/e.
Oggi il giudice ha confermato in appello la sentenza di primo grado per due dei quattro compagni imputati, condannati a 1 anno e 8 mesi e al risarcimento di centomila euro e confermato l’assoluzione per gli altri due per cui il PM aveva chiesto condanna. Il giudice ha anche confermato l’assoluzione per due poliziotti imputati per le cariche in ospedale e ha vergognosamente assolto l’agente dei Carabinieri imputato per lesioni e abuso d’ufficio, nonostante le riprese video della violenta aggressione a danno di uno dei compagni imputati e condannati. Ancora una volta vediamo condannati gli aggrediti e assolti gli aggressori; ancora una volta i Tribunali provano a cancellare la verità storica, nonostante le testimonianze di chi quella notte era in ospedale e ha visto e vissuto quelle cariche, tra cui il personale di turno al pronto soccorso. Ancora una volta vediamo applicata la politica dei "due pesi due misure", nel tentativo di cancellare e riscrivere la storia.

COMUNICATO STAMPA SENTENZA INCIDENTI SAN PAOLO: APPELLO CONDANNA SOLTANTO LE VITTIME Dichiarazione di Luciano Muhlbauer,  consigliere regionale Prc-Se 

“Era la notte tra il 16 e il 17 marzo di cinque anni fa. Davide Cesare, detto Dax, militante del centro sociale O.r.So., era stato appena assassinato da un gruppo di neofascisti. Amici e compagni di Dax e degli altri due feriti si recarono all’ospedale San Paolo per avere notizie. Ma trovarono soprattutto agenti delle forze dell’ordine che diedero vita a violente cariche, persino all’interno del pronto soccorso, e altri ragazzi rimasero feriti.Ebbene, oggi la seconda Corte d’appello di Milano ha emesso il suo verdetto sui fatti del San Paolo, modificando in un solo punto la sentenza di primo grado. Cioè, assolvendo il militare dell’arma dei Carabinieri, a suo tempo condannato a sette mesi di reclusione. Morale della storia: ora gli unici colpevoli di quanto avvenuto quella notte al San Paolo risultano essere due ragazzi del centro sociale, condannati entrambi a un anno e otto mesi di carcere, mentre tutti gli imputati appartenenti alle forze dell’ordine sono da considerarsi innocenti.Noi non siamo inquirenti, né magistrati e tanto meno vogliamo rubare il mestiere a qualcuno. Ma dobbiamo prendere atto che la verità che ci consegna quella sentenza stona terribilmente. È come se raccontasse un’altra storia. Com’è possibile che sia le vittime che i colpevoli stiano tutti dalla stessa parte? Che fine hanno fatto le violenze, ampiamente documentate e conosciute, degli agenti delle forze dell’ordine?No, quella sentenza non restituisce la verità e non fa giustizia. E, soprattutto, non fa bene a Milano. Beninteso, noi non vogliamo spedire nessuno in galera, non siamo giustizialisti, ma pensiamo che l’impunità non serva  a nessuno. Quella notte si consumò una violenza inaccettabile da parte delle forze dell’ordine contro gli amici di Dax. E per questo qualcuno deve assumersi le proprie responsabilità”. 

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milanoantifa | 14 Febbraio, 2008 13:30


15 FEBBRAIO 2008 h 9 TRIBUNALE DI MILANO UDIENZA FINALE DEL PROCESSO SAN PAOLO...

POLIZIA DAPPERTUTTO GIUSTIZIA DA NESSUNA PARTE

Il 16 marzo 2003 dopo che i fascisti accoltellavano Dax, Davide Cesare, i compagni e gli amici si recavano all’ospedale San Paolo per verificarne le condizioni. Le forze dell’ordine arrivavano sempre più numerosi, già in via Brioschi, luogo dell’aggressione, le provocazioni dei poliziotti e dei carabinieri erano incominciate. Al San Paolo la notizia della morte di Dax viene accompagnata dalle frasi di scherno degli uomini in divisa. Dopo iniziano le botte: cariche all’ esterno e all’interno del pronto soccorso, caccia all’uomo nelle corsie e nella zone vicino all’ospedale, nasi, denti e facce rotte dai manganelli e dalle mazze da baseball, fermi…A cinque anni di distanza il tribunale di Milano giudica in corte di appello quattro compagni per gli scontri al San Paolo, dopo che due sono stati condannati in primo grado ad un anno ed otto mesi ed al risarcimento a centomila euro. In realtà ad essere processata è la resistenza all’aggressione e alle violenze della polizia e dei carabinieri, alla loro mattanza in puro stile “scuola Diaz”. I giudici vogliono affermare ancora la verità del potere: i compagni che aggrediscono le forze dell’ordine, rovesciando su di noi la responsabilità di quello che è successo, ribadendo le menzogne che più volte sono state dette su quella notte nera di Milano. La prima, tra le più infami, quella del questore Boncoraglio, poi promosso, che giustificò le cariche “perché non si poteva permettere la sottrazione della salma da parte degli amici dell’accoltellato”. Nel nostro paese non si può processare l’operato delle forze dell’ordine, al massimo qualche agente preso come capro espiatorio: è il caso del processo del San Paolo con un carabiniere e un poliziotto ripresi da un video mentre picchiano un compagno a terra che vengono processati ma poi solo uno condannato ad una pena molto lieve. Le aggressioni dei fascisti infine vengono sempre ridotte a semplici risse tra giovani. Allora risulta ancora più evidente cosa è successo quella notte del 16 marzo: dopo le lame dei fascisti i manganelli della polizia, conseguente agli altri, come a legittimarle. Sotto processo non ci sono solo i quattro compagni ma la memoria e il ricordo di quello che è successo.Essere presenti in tribunale per essere a fianco degli imputati, per ribadire la verità, per dare giustizia a Dax. 

CON DAX NEL CUORE 

I COMPAGNI E LE COMPAGNE DI DAX

http:daxresiste.noblog.org

dax-resiste@autistici.org

PER  APPROFONDIMENTI PROCESSO DI APPELLO PER I FATTI SAN PAOLO.doc

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milanoantifa | 12 Febbraio, 2008 21:18


Processo S.Paolo - comunicato imputati...

Un anno e otto mesi è la pesante sentenza di primo grado inflitta a due dei quattro compagni imputati per i pestaggi all'ospedale S. Paolo di Milano. I fatti si riferiscono alla notte del 16 Marzo quando fu assassinato Dax e furono feriti altri due compagni da parte di un terzetto familiare dedito al culto del fascismo e all'uso del coltello. I compagni giunti sul luogo dell'aggressione si spostarono poi all'ospedale S. Paolo dove erano stati trasportati gli aggrediti. Lì, però, trovarono pattuglie di polizia e carabinieri che li aspettavano. Di fronte alla richiesta di poter rimanere soli, la polizia iniziò a provocare arrivando a caricare fin dentro i locali del Pronto Soccorso con una ferocia tale da proseguire con una sistematica caccia all'uomo. Una decina di amici di Dax riportarono ferite come la rottura di ossa in diverse parti del corpo. Secondo la sentenza, queste lesioni se le sarebbero procurate da soli visto che uno solo degli agenti, sui tre imputati, si sarebbe macchiato del porto di arma impropria (girava con una mazza da baseball). Il resto delle forze dell'ordine, presenti numerose quella notte, sarebbe stato discreto osservatore dei pestaggi da "macelleria italiana". Non sono pochi i casi in cui è stato possibile vedere le varie polizie in azione con metodi violentissimi, picchiando a sangue fino alla morte come nei recenti e noti casi della Diaz, del S. Paolo e di Aldrovandi. La domanda che viene ripensando a tutte quelle situazioni è se queste aggressioni siano una pazzia individuale o siano accettate e consigliate dai comandi. All'indomani dei pestaggi furono esemplari le dichiarazioni dell'allora Questore Buoncoraglio che giustificò l'operato degli agenti dicendo: "Stavano solo impedendo il trafugamento della salma". E per affidarci alle parole della magistratura, riportiamo parte delle motivazioni della sentenza: "...producevano una reazione da una parte inefficace, dall'altra eccessivamente dura da parte delle forze dell'Ordine, culminata nell'inseguimento all'interno del Pronto Soccorso di alcuni ragazzi che ivi si erano rifugiati e in indiscriminati comportamenti violenti (manganellate, calci e via esemplificando) non giustificati ne' da un'attuale opposizione dei singoli, ne' dalla necessita' di compiere un atto di ufficio, MA DI NATURA PURAMENTE INTIMIDATORIA E RITORSIVA". Dunque il 15 Febbraio ci sara' la seconda udienza di appello dei pestaggi del S. Paolo. Vogliamo ringraziare i compagni e gli amici che ci sono stati vicini e che hanno seguito questa inquietante vicenda dal suo nascere ad oggi. Chi ha contribuito a ricostruire la verita' assoluta di quanto è successo ed il percorso collettivo del processo. Vogliamo denunciare la pesantezza e l' insostenibilita' della sentenza di primo grado alla luce anche delle motivazioni dei giudici. E, come fatto in passato, rimandiamo le responsabilita' oltre che alle pattuglie presenti anche ai loro vertici. L'udienza è il 15 Febbraio ore 9 alla II Corte d'Assise al Tribunale di Milano. Facciamo una massiccia presenza in aula.

CON DAX NEL CUORE

Gli imputati

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milanoantifa | 31 Gennaio, 2008 13:47


VIOLENZA SESSUALE: DONNA SEGREGATA E STUPRATA A MILANO, L’ULTIMA IMPRESA DEL CAMERATA “JIMMY BUA”...

“Jimmy” Bua, già referente di Alleanza nazionale nell’ex zona 19 di Milano e guardaspalle del consigliere comunale Emilio Santomauro, nonchè storico sostenitore di Roberto Jonghi Lavarini di Cuore nero, nelle ultime amministrative ha fatto campagna elettorale a Quarto Oggiaro per Marco Osnato, sempre di Alleanza nazionale. Un buon camerata.

(ANSA) - MILANO, 24 GEN - Una donna di 40 anni e' stata attirata in un appartamento, segregata per un giorno e ripetutamente stuprata da un uomo che aveva conosciuto in un locale, a Milano. Il presunto violentatore, arrestato dalla polizia, e' un italiano con precedenti per violenza sessuale e violenza, che e' stato scoperto in flagranza di reato, nell'appartamento in cui stava violentando la donna, grazie a una segnalazione di alcuni vicini. Secondo le prime informazioni, la donna aveva conosciuto l'uomo in un locale, in zona Ticinese, e si era fidata ad andare con lui fino in casa dell'uomo, in via Pascarella, a Quarto Oggiaro. Ma una volta entrata nell'appartamento e' cominciato un incubo durato dalle sei di ieri mattina, sino alle 19, quando sul posto e' arrivata una volante del commissariato di Quarto Oggiaro. L'uomo arrestato e' Giuseppe Bua, con precedenti per reati contro la persona. Quando gli agenti di una volante del commissariato di Quarto Oggiaro hanno suonato alla sua porta, lui ha cercato di zittire la donna con una mano sulla bocca, poi, sempre secondo la ricostruzione della polizia, ha preso gli indumenti di lei, laceri e sporchi di sangue, e li ha messi a lavare gettando contemporaneamente alcuni profilattici nel water. Alla fine ha aperto ai poliziotti, che hanno trovato la donna allo stremo delle forze per la lunga e violenza segregazione, piena di lividi ed ecchimosi. (ANSA).

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milanoantifa | 22 Gennaio, 2008 11:59


JAN UCCISO PERCHE' ANTIFASCISTA...

JAN ANTIFA UCCISO IN CZ

Venerdì scorso, Jan Kučera un'anti-fascista di 18 anni è stato pugnalato da un nazista di 20 anni dopo una breve la lotta.
Jan Kučera è morto nell'ospedale domenica.
L'aggressore nazista è stato arrestato, ma l'episodio è stato definito come litigio da pub e l'aggressore è stato accusato per il momento solo di tentato omicidio.
Testimoni hanno detto che un gruppo di nazisti hanno accerchiato e attaccato un gruppo di anti-fascisti in un pub.
Saluti nazisti e insulti erano diretti verso gli antifascisti nel pub, mentre subito dopo attaccavano quelli che sono usciti.L'aggressore fascista ha usato l'arte marziale musado per accoltellare al fianco e alle spalle per uccidere Jan Kučera.
Gli amici sono riusciti a fermare l'enorme emorragia al suo fianco finché l'ambulanza è arrivata per diagnosticare la ferita e trasportarlo in ospedale.
Infatti Jan ha perso molto sangue e ha lottato per la sua vita, ma ha perso il suo ultimo combattimento morendo così domenica.
Noi non dimentichiamo!RIP. Solidarity from Autonome Antifa Holland.
RIP. Solidarity from Antifa Milano
Čest jeho památce!Oi!Xchat Crew and ALL your Friends....
All true SKINHEADS..RIP!
La sua canzona preferita era "Tiil the end of my life I..d be anti-fascist!" cantata da Slovak della band chiamata Rozpor...http://www.nfc.wz.cz/azdokoncazivota.mp3

 

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milanoantifa | 21 Gennaio, 2008 16:56


PRESENTAZIONE LIBRO " LA COMUNITA' ESCLUDENTE" VENERDI 25 GENNAIO ORE 21 A MILANO...

 

Venerdì 25 all'Ateneo Libertario di Viale Monza 255 (fermata MM1-Precotto) alle ore 21

l'autore PIETRO STARA e SAVERIO FERRARI dell'Osservatorio democratico
sulle nuove destre presenteranno il libro 'La comunità escludente -La Nuova Destra tra piccole patrie e Europa nazione' edito recentemente da Zero in Condotta.

Si tratta di un testo significativo che analizza alcuni temi cari a questo movimento, il quale lavora da tempo per rinnovare i paradigmi ideologici della destra tradizionale, in profonda crisi di pensiero, in un tentativo di sintesi, quanto mai insidioso e manipolatorio, tra temi solitamente patrimonio della sinistra ed una lettura 'a destra' degli stessi.

Nello stesso tempo l'autore si interroga su categorie politiche utilizzate spesso, ed in maniera disinvolta, 'a sinistra', esplorando non solo il loro utilizzzo, ma anche il significato delle loro definizioni.

Un'occasione di dibattito e di chiarificazione molto utile nel momento attuale caratterizzato da una grande confusione, teorica e politica,

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milanoantifa | 16 Gennaio, 2008 13:49


17 gennaio incontro a Rozzano sull'antifascismo...

L'assalto alla rotonda di Rozzano dedicata ai partigiani è solo l'ultimo di una serie di aggressioni fisiche e non, l'ultimo in ordine temporale ma, temiamo, non l'ultimo in assoluto. Alcuni personaggi politici, di diverso livello anche infimo, stanno giocando a utilizzare schiere di ragazzini con le celtiche addosso per dimostrarsi capi popolo, e chi dovrebbe combatterli non fa nulla. La storia ha già emesso la propria condanna sul fascismo, ma questa condanna deve essere tramandata da chi la condivide perchè alcune istituzioni da troppo tempo fanno finta di non poter applicare passi della costituzione che vietano anche solo l'esposizione di alcuni simboli, di morte. Per questo giovedì 17 gennaio alle ore 21 abbiamo invitato Saverio Ferrari, responsabile dell'Osservatorio Democratico sulle nuove destre, e insieme a lui e tutti quelli che vogliono partecipare, discuteremo non solo di come la destra estrema abbia ormai preso definitivamente spazio, ma anche perchè ha così fascino su ragazzi molto giovani e come contrastare questa, tremenda, deriva. GIOVEDI' 17 GENNAIO ORE 21 PRESSO IL CIRCOLO DEL PRC DI ROZZANO, VIA CARDUCCI 1 (PONTE SESTO), INCONTRO CON SAVERIO FERRARI, ROSA PIRO E TUTTI I COMPAGNI ANTIFASCISTI DEL SUD MILANO, PER SCONFIGGERE IL FASCISMO NELLE NOSTRE CITTA'. Associzione Culturale Rozzano Rossa

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milanoantifa | 16 Gennaio, 2008 09:31


SABATO 19 GENNAIO 2008 ORE 15 PRESIDIO ANTIFA IN PIAZZA MIAMI- MILANO...

 

Segnaliamo e denunciamo pubblicamente che ancora una volta dopo il primo danneggiamento del 23 giugno 2007, nella notte tra domenica e lunedì 13 gennaio 2008  ignoti hanno divelto e rotto la lapide, affissa nel monumento al centro di Piazza Miani, in Milano. Tale atto vandalico ha completamente spezzato in quattro tronconi la lapide ai caduti della Resistenza e del terrorismo, li esposta, danneggiando in modo irreparabile il marmo. La lapide ricordava  trenta partigiani della nostra zona caduti per la libertà durante la Liberazione.Colpiti ed allarmati esprimiamo forte preoccupazione per il crescendo nella città di Milano di episodi violenti di inequivocabile matrice fascista,  facciamo affidamento alle istituzioni, alla cittadinanza, agli antifascisti  affinché Milano e la nostra zona non conosca una nuova stagione di violenze.   Convochiamo per sabato 19/01/08  alle ore 15.00 un presidio davanti alla lapide distrutta chiedendo un immediata risposta democratica a questo ennesimo sfregio alla nostra memoria, alle nostre radici. sezione ANPI Baronacoordinamento ANPI Zona 6

 

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milanoantifa | 10 Gennaio, 2008 18:03


LA RICOSTRUZIONE GIUDIZIALE DEI CRIMINI NAZIFASCISTI IN ITALIA -MARTEDI 15 GENNAIO...

smash nazis

LA RICOSTRUZIONE GIUDIZIALE DEI CRIMINI NAZIFASCISTI IN ITALIA
QUESTIONI PROBATORIE, DIFFICOLTÀ PRATICHE, VECCHI E NUOVI INSABBIAMENTI

ANTEPRIMA MILANESE DEL DOCUMENTARIO
“LO STATO DI ECCEZIONE”
PROCESSO PER MONTE SOLE, 62 ANNI DOPO
(ITALIA/2007) DI GERMANO MACCIONI 
 DISCUSSIONE CONMARCO DE PAOLIS
Procuratore Militare presso il Tribunale Militare di La Spezia
(pubblico ministero nei processi per i fatti di Marzabotto e S.Anna di Stazzema)
GERMANO MACCIONI
Regista
SILVIA BUZZELLI
Professore di procedura penale europea e sovranazionale
Università di Milano-Bicocca
 MARTEDÌ 15 GENNAIO 2008 ORE 14,00 PALAZZO U6 SALA LAUREE UNIVERSITA’ BICOCCA MILANO

 

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milanoantifa | 09 Gennaio, 2008 15:21


UDIENZA APPELLO PER I FATTI DEL SAN PAOLO...

OGGI PRESSO LA SECONDA CORTE DI APPELLO SI è TENUTA L’UDIENZA PER IL PROCESSO DI APPELLO PER  GLI SCONTRI AVVENUTI ALL’OSPEDALE SAN PAOLO LA NOTTE DEL 16  MARZO 2003. SOTTO PROCESSO  PER RESISTENZA E LESIONI SONO 4 COMPAGNI OLTRE TRE APPARTENENTI DELLE FORZE DELL’ORDINE, 2 CARABINIERI ED UN POLIZIOTTO. IN PRIMO GRADO 2 DEI 4 COMPAGNI SONO STATI CONDANNATI AD UN ANNO ED OTTO MESI ED UN RISARCIMENTO COMPLESSIVO DI 100 MILA EURO. MENTRE UN CARABINIERE, QUELLO FAMOSO RIPRESO NEL VIDEO CHE PICCHIAVA VIGLIACCAMENTE UN COMPAGNO A TERRA, A TRE MESI. PER MOTIVI DI TEMPO NON TUTTI  GLI AVVOCATI SONO STATI ASCOLTATI E QUINDI SI è FISSATA UNA NUOVA UDIENZA PER VENERDI 15 FEBBRAIO 2009.

 LA VERITA’ SU COSA è SUCCESSO IL 16 MARZO 2003 DEVE ESSERE PATRIMONIO COLLETTIVO E NESSUN GIUDICE NE TRIBUNALE POTRA’ CAMBIARLA:PRIMA LE LAME DEI FASCISTI DOPO I MANGANELLI DEGLI SBIRRI 

CON DAX NEL CUORE

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milanoantifa | 08 Gennaio, 2008 14:55


MERCOLEDI 9 GENNAIO ORE 9 PROCESSO D'APPELLO PER IL SAN PAOLO...

Mercoledì 9 gennaio presso il tribunale di Milano dalle ore 9 si terrà l’udienza per il processo di appello per i “fatti “ del San Paolo.

 

La notte del 16 marzo 2003 dopo che i fascisti feriscono mortalmente Dax, Davide Cesari, i poliziotti e i carabinieri caricano i compagni e gli amici accorsi all’ospedale San Paolo.

 

Ora sotto processo sono quattro compagni, di cui due condannati in primo grado, feriti  dalle forze dell’ordine

per processo san paolo 

DOPO LE LAME DEI FASCISTI I MANGANELLI DELLA POLIZIA E LE MAZZE DEI CARABINIERI

 

COME LA DIAZ COSI’ IL SAN PAOLO

 

CON DAX NEL CUORE

in allegato il comunicato degli imputati

s.paolo.rtf

 

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milanoantifa | 06 Dicembre, 2007 11:19


THINK GLOBAL ACT- 8 dicembre 2007 Milano...

SABATO 8 DICEMBRE DALLE ORE 14 IN PIAZZA CADORNA A MILANO PRESIDIO INFORMATIVO


Su Genova , sul processo dell'11 marzo , sull'attacco ai movimenti e al diritto alla resistenza


Chi devasta? Chi saccheggia?

Liberi Ribelli

8 dicembre.doc

THINK GLOBAL ACT LOCAL.italiano.docchi devasta? chi saccheggia?
8 dicembre 2007

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milanoantifa | 30 Novembre, 2007 12:32


CON ALDRO NEL CUORE - SECONDA UDIENZA...

Aldro, primi lampi di verità
in aula spunta un teste-chiave
 Quello che è accaduto all'alba del 25 settembre 2005 è rimasto ai margini, ieri, della seconda udienza del processo Aldrovandi. L'audizione dei primi testimoni dell'accusa (i genitori del diciottenne morto durante un intervento di polizia e gli amici che trascorsero con Federico la sua ultima notte) ha portato infatti a esplorare soprattutto il “prima” e il “dopo” di quella tragica mattina.

I quattro imputati, Paolo Forlani, Enzo Pollastri, Luca Pontani e Monica Segatto (tutti presenti) solo a tratti sono stati citati dai teste o nelle domande del pubblico ministero Nicola Proto, degli avvocati di parte civile Fabio Anselmo, Riccardo Venturi, Alessandro Gamberini e Beniamino Del Mercato, o della difesa Michela Vecchi (affiancata da Davide Bertasi), Gabriele Bordoni, Alessandro Pellegrini e Giovanni Trombini. Perché il protagonista dell'udienza di ieri è stato un ispettore di polizia che finora era sempre rimasto al “riparo” dell'attenzione mediatica. Si tratta di Nicola Solito, uno dei dirigenti della Digos, e che secondo la testimonianza di Patrizia Moretti, la mamma di Federico, rappresenta una figura chiave per ricostruire - appunto - il “dopo”.

Perché ieri il processo si è concentrato - oltre che sulla ultima serata di Federico - sulle fasi successive alla sua morte, e sulle quali i familiari e gli avvocati di parte civile a più riprese in passato hanno puntato il dito. Fu proprio Solito, la mattina del 25 settembre, a dare ai genitori la notizia della morte del ragazzo, dopo ore frenetiche passate a cercarlo al cellulare, a chiedere informazioni in Questura o all'ospedale. Fino alle 11 del 25 settembre, le uniche informazioni che i genitori erano riusciti a ottenere - da una voce maschile che si era qualificata come agente di polizia rispondendo a una chiamata del papà - era che Federico aveva perso il cellulare in via Ippodromo.

«Nicola Solito è un amico di famiglia - ha raccontato la mamma - i nostri figli sono cresciuti insieme. Quella mattina è venuto a casa nostra accompagnato da due agenti in divisa». E' a quel punto che i genitori sanno che Federico è morto. «Ma ancora non capivamo bene in che circostanze. Solito ci ha riferito che non sembrava più lui. Che i suoi colleghi gli avevano raccontato che si era fatto male da solo sbattendo la testa contro il muro, che gli agenti erano intervenuti per fermarlo ma che non avevano fatto nemmeno in tempo a toccarlo, perché gli era morto davanti. Mi ha anche consigliato di non andare a vederlo». Il riconoscimento del cadavere spetterà allo zio paterno, che torna dall'obitorio «sconvolto».

Ma, ha proseguito la mamma, fino a quel momento «non avevamo sospetti». Nemmeno quando lo stesso Solito, il giorno dopo, consiglia: «Fossi in te mi procurerei un avvocato e un medico legale». Le perplessità hanno cominciato a maturare «due giorni dopo, il 27 settembre, quando siamo stati convocati in Questura con una telefonata dello stesso Solito. Pensavamo di ricevere parole di solidarietà dal questore, invece siamo stati aggrediti».

Il motivo della convocazione, ha detto ancora la mamma, è un articolo del “Carlino” in cui la famiglia, attraverso i suoi legali, affermava che il ragazzo era “sfigurato”. «Il questore Elio Graziano voleva sapere perché avessimo detto quelle cose ai giornali, ma io e mio marito non avevamo mai parlato con nessun giornalista, forse l'aveva fatto il nostro legale (Fabio Anselmo, ndr). Il Questore ha anche aggiunto che fino a quel momento avevamo ricevuto un trattamento di favore, perché alla stampa era stata fornita la versione del malore. Al colloquio era presente anche il capo della Mobile Pietro Scroccarello, che ci ha detto che le indagini sulla morte di Federico sarebbero state indirizzate al centro sociale “Link” di Bologna, dove nostro figlio aveva trascorso la serata. Secondo loro Federico aveva assunto sostanze e ha aggiunto che poteva succedere anche nelle migliori famiglie».

Ma a incrinare la fiducia dei famigliari nelle indagini, ha detto ancora Moretti, sono state soprattutto tre affermazioni. La prima, sempre del questore Graziano, «che ci ha riferito che i quattro agenti dopo l'incontro con Federico si erano fatti refertare, ma non avevano intenzione di chiederci i danni». La seconda, del procuratore capo Severino Messina «che prima ancora dell'autopsia ha dichiarato alla stampa che Federico non era morto per le percosse. Era la prima volta che sentivamo parlare di percosse, fino a quel momento ci avevano detto di un malore». La terza è dell'ispettore Solito. «Dopo il colloquio in Questura è venuto a casa nostra per dirci di liberarci del nostro avvocato e di aver fiducia nelle indagini. Ma dopo una lunga pausa ha aggiunto: “Sono padre anch'io e al vostro posto seguirei il mio cuore”».

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